Le ragioni del ritorno alla vittoria show

Alla fine l’unica domanda che conta è questa: la prossima partita sarà ancora migliore? Per chi non segue le evoluzioni acrobatiche del Napoli non avrá mai tempo per stabilire l’esatta latitudine delle sue possibilità; per chi, più prosaicamente, ha passato la domenica aspettando di sapere se è bene puntare sulla Gattuso band per scommettere qualche centesimo; beh, costui farebbe meglio a spendere soprattutto un po' di fiducia in più sull'eterno Napoli dagli specchi deformanti: bellissimo o bruttissimo, nobilissimo o sciattissimo. Ma ciò che importa saranno la qualità delle idee

e la perseveranza della squadra che andrà ad affrontare i prossimi mesi; tempi, speriamo, di non emergenza (infortuni, covid etc.).

Ma ormai, vista la prova contro la Fiorentina, sembra che neppure questo sia al centro della lunga pennichella del Napoli. Molto probabilmente svegliato da Gattuso, con tre parole alla vigilia e quattro urli in campo, i suoi. Perché il Napoli che abbandona la quarantena di brutte prestazioni  ha avuto molti decibel temperamentali in più di una Fiorentina che con finti occhi di tigre sembrava, nei minuti iniziali, volersi divorare la partita. E, invece, ha tratto solo svantaggi dal

suo piano d’azione. Cominciando dalla difesa a tre che ha lasciato scoperti i fianchi, favorendo le sollecitazioni degli esterni alti del Napoli. E nemmeno l’ausilio del centrocampista esterno sul lato debole del campo (Castrovilli) ha salvato dal disastro dei sei-gol-sei. Ma tant’è, i meriti del Napoli, stavolta, vanno ben oltre i limiti dell’avversario. Già, e sono tutti (i meriti, ovviamente) legati stretti stretti all’ennesima metamorfosi dei ragazzi in azzurro.

Perché se c’è sempre chi si chiede se il Napoli abbia un gioco oppure no, oggi avrà capito il “no-sense”della domanda. Sì, il quesito continua a essere sempre un altro: gli attaccanti la palla la buttano dentro oppure fuori? Contro la Fiorentina  si è rivista la differenza di quando si spreca e quando si fa sul serio.

Altri spunti. Andiamo con ordine. Demme e Bakayoko insieme: si può, si deve. Non è quello il posto ideale per Fabian Rui. Appena rientrerà, servirà ridefinire la sua posizione, tenendone in considerazione il talento.

E poi. Insigne da spellarsi le mani per la sua bravura (quando ce la mette tutta), Lozano imprescindibile se teleguidato da Gattuso, conferma per Zielinski.

E poi ancora. Una gran bella vittoria  che può portare il Napoli in rampa di lancio verso la sfida di Supercoppa con la Juventus.

E infine. Come dimenticarsi dell’arbitro? Ammonire un giocatore (Insigne) perché si ritiene che abbia simulato un contatto, quando ci sono a disposizione le immagini per correggersi, è  più che un errore, è presunzione: significa non voler usare il Var. Il resto é doversi convincere che pure l’arbitro è un tassello di un mosaico comunitario, che richiede responsabilità.

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