Le amnesie del Napoli fuori da Napoli

C’è un Napoli, nascosto tra le pieghe delle proprie difficoltà, che gira a vuoto. È quello delle trasferte senza più né capo né coda, fa il paio con le partite di Milano e di ieri a Firenze. Sinora ha messo insieme numeri che sanno di briciole. Reale, ma impietoso lo screening della prima era Ancelotti: 32 punti in casa (e potevano essere 36 facile); solo venti punti fuori (alcuni negli ultimi minuti, altri persi per errori sotto porta). E poi contro le 28 reti realizzate a Napoli, le appena 14 messe a segno fuori, giusto la metà su altri campi. Insomma, mai come quest’anno, nelle rare occasioni in cui il Napoli avrebbe potuto dare una scossa al campionato, è sempre mancato qualcosa. Approccio, personalità oppure - come ieri - lucidità in zona gol. Fiorentina-Napoli diventa così il paradigma del cammino: gara interlocutoria, un po’ come tutta la stagione finora. Dimenticando la Coppa Italia (svanita), aspettando la corsa (lontana) sulla Juve, ora non restano che l’Europa League e le amare parole di Koulibaly: “Vada via chi non ci crede più”. Insomma al di là della prova generale, per altro non deprecabile, il Napoli si consegna al campionato con la propria fragilità e con irrisolti e profondi interrogativi. Quanto costerà in termini tecnici e tattici l’addio di Hamsik? Quale Napoli c’era a Firenze, quello di Milano o del San Paolo con Lazio e Samp? Nella testa di qualche azzurro c’è ancora la voglia di non mollare mai? Senza queste risposte anche le certezze potrebbero diventare, di qui a poco, soltanto effetti collaterali. 

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