Il ritorno del Re

Innanzi a delle leggende non resta altro che inchinarsi. E' il caso di farlo al cospetto di Rafael Nadal. L'atleta spagnolo ha conquistato, proprio l'altro giorno, il decimo Roland Garros della sua carriera diventando il "re" di Parigi. Questo successo gli permette di tornare secondo nella classifica generale ma poco importa perchè sulla terra rossa di Parigi si è fatta la storia. Basti pensare che soltanto un anno fa il maiorchino convocava in fretta e furia un conferenza stampa, prima del match di terzo turno, per comunicare al mondo che il polso sinistro aveva fatto crac. In quel preciso momento nei suoi occhi c'erano confusione , paura e rabbia di chi non conosceva il futuro. Lo scorso giorno, però, quegli occhi si sono riempiti di lacrime difronte alla coppa del quindicesimo Slam di una carriera da incorniciare. Si tratta di un ritorno al trionfo sulla terra rossa di Parigi dopo tre anni. 
In dodici edizioni (a partire dal 2005) il tennista spagnolo ha alzato per ben dieci volte il trofeo. Il primo fu conquistato il 5 giuno del 2005 quando Nadal piegò in finale l'argentino Mariano Puerta, 3-1 in rimonta dopo 3 ore e 24' di gioco (6-7; 6-3; 6-1;7-5). Si ripete l'anno successivo battendo in finale lo svizzero Roger Federer sempre 3-1 in rimonta dopo 3 ore e 2' di gioco (1-6;6-1;6-4;7-6). Lo stesso scontro in finale si ripeterà per altri due anni e sarà sempre Nadal a festeggiare. Contro Roger Federer resterà nella storia, senza dubbio, la finale del 2008 quando Nadal piegò l'avversario dopo soltanto 1 ora e 48' gioco. Lo spagnolo torna a trionfare a Parigi il 6 giugno del 2010 battendo in finale lo svedese Robin Soderling: 3-0 dopo 2 ore e 18' di gioco. Rafael incontrerà nuovamente Federer l'anno successivo in finale ma l'esito non sarà diverso dagli scontri precedenti: lo spagnolo torna ad alzare la coppa. Poi, in ordine, batterà Djokovic nel 2012, Ferrer nel 2013 e ancora il serbo nel 2014. Rafael Nadal non vincerà più il Roland Garros sino all'11 giungo 2017 smentendo tutte le voci maligne che lo reputavano a fine carriera. Invece Nadal l'extreterreste è tornato. In una classifica speciale dei plurivincitori degli slam troviamo al primo posto lo svizzero Roger Federer con 18 successi (5 Australian Open, 1 Roland Farros, 7 Wimbledon, 5 Us Open), segue Nadal con 15 trofei ( 1 Australian Open, 10 Roland Garros, 2 Wimbledon, 2 Us Open). Poi tra gli atleti ancora in attività troviamo al quinto posto Novak Djokovic con 12 successi (6 Australian Open, 1 Roland Garros, 3 Wimbledon, 2 Us Open). Adesso che Nadal è tornato ci sono tutti i presupposti affinchè possa agganciare e superare lo svizzero in questa particolare classifica. 
Il tennis era il su destino. In casa Nadal lo sport d'elezione è il calcio. Infatti lo Zio Miguel Angel era stato capitano del Barcellona e della nazionale. Ma Rafa è un tifoso ossessionato del Real Madrid. Quando segue la sua squadra non vuole intorno tifosi di altri club. Fino a dieci anni non sa cosa scegliere se il pallone o le palline. A convincerlo di intraprendere la via del Tennis è lo zio Toni. Lo stesso zio che l'obbligò a scegliere di giocare con la mano forte. Infatti Nadal giocava rovescio e dritto a bimani. Fu così che si scoprì mancino anche se per tutto il resto continuerà a usare la destra. Molta della grandezza di Rafa risiede nel rapporto che lui aveva con il suo allenatore, che tra l'altro era anche un suo intimo. Mentre tutto intorno cambia lui resta legato alla famiglia con l'asprezza che diventa tenerezza propria degli isolani. Infatti a Manacor (isola nativa di Rafa) i Nadal allargati vivono ancora in un residence, la fidanzata Maria Francisca detta Xisca è la stessa della scuola e la mamma Ana Maria è a capo della Fondazione. 
Il tracollo di Rafa arriva nel 2009 quando i suoi genitori si separano spezzando per qualche tempo la magia intorno a Nadal. Una situazione che lo porta molto vicino alla depressione. Ma in quegli anni Nadal era già Nadal, come aveva sempre detto lo zio Toni. Ma nessuno poteva prevedere che l'incrocio di personalità con Federer avrebbe dato il via a una delle rivalte più accese e favolese del mondo dello sport. Tutto ebbe inizio a Miami nel 2004 quando Nadal, dall'alto del suo orgoglio, non abbassò lo sguardo innanzi a Federer. Da quel giorno il mondo iniziò ma dividersi: da un lato la classe pura di Federer, dall'altro lo spirito guerriero di Nadal. Rafa ha vissuto tanti, forse troppi infortuni: piedi, spalle, schiena, ginocchia con la sindrome di Hoffa e i polsi più di una volta. L'ultimo nel 2015. Rafa si allenava ma non otteneva i risultati che sperava facendo esaltare avversari che avrebbe battutto con gli occhi bendati. Adesso è tornato e nessuno può fermare il suo impeto neanche lo zio-allenatore Tito che ha deciso di seguire solo la sua Accademia lasciando la guida dello spagnolo a Carlso Moya, un altro maiorchino (in fondo uno di casa). A dargli la Coppa dei Moschettieri sul palco non poteva che esserci lo zio Tito. Sopporta Rafa, solo così si diventa immortali. 

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